Fabrizio Tavernelli


En Manque D’Autre “Noi siamo i Tecnovillani” EMDA 1989

Posted in - En Manque D'Autre by Taver on the October 11th, 2006

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tecnovillani.jpgLo scenario è quello consueto per un abitante della pianura padana: distese sterminate, interminabili campi coltivati, immensi filari di vigna. Abitati da animali vari, ma da tempo abitati anche da animali meccanici, elettronici. La pace della natura unita allo sferragliante rumore delle macchine agricole; la ancora presente cultura contadina orale e l’arrivo della tecnologia, i bassi-organici-elementari bisogni dell’organismo umano e la nascita di nuovi bisogni (giunti forse dallo spazio?). Nasce allora questo nuovo ibrido umano: il tecnovillano, lo psico-naif, esempio di genere di uomo profondamente turbato ed ancora a disagio. Ma probabilmente, più che di disagio, si tratta di adattamento folklorico, di risposta dialettale, di approccio ingenuo. Viviamo ancora in campagna, ma l’avvento della tecnica, della meccanica e ultimamente dell’elettronica e dell’informatica hanno portato grossi sconvolgimenti e turbe nel nostro delicato equilibrio mentale (vi siete mai chiesti perchè nella nostra zona si hanno numerosissimi casi di squilibrio?). Sì, siamo ancora contadini, villani, legati alla terra, biologicamente dipendenti dal letamaio; la componente basso-istintuale è in noi preponderante, siamo insomma più corpo che mente. Eppure sempre più spesso ci troviamo ad affrontare la tecnologia: la testa rimane sconvolta, i nervi si annodano come sughetti (da sughet = corda), la malinconia padana e la nebbia fanno il resto. Bisognerebbe ristrutturare la nostra visione del mondo… no, non siamo preparati e predisposti al P come progresso! Ecco quindi una sorta di adattamento, un approccio ingenuo e uno spostamento di comportamenti in cui noi, moderni lunatici, ci troviamo coinvolti in strani rapporti con le macchine ( divertenti? grotteschi? assurdi? allucinanti?). Persone che hanno un rapporto morboso con gli aggeggi elettronici, specialmente il videogame, con cui viene instaurata una lotta, uno scontro, amore-odio, una sfida più fisica che mentale: lo si calcia, lo si maledice, lo si maltratta, si risponde volgarmente alla voce metallica che ti invita a giocare e rigiocare. E cosa dire di questa simbiosi tra il freddo, rigido metallo e l’insistente bisogno di decorarlo, colorarlo, bardarlo (guardate le nostre auto, i nostri motorini, i trattori: disegni, graffiti, dripping, quanti adesivi!). Guardiamoci alle prese con i distributori self-service di benzina: come siamo impacciati e poco propensi a questi sottili meccanismi tecnologici! Trattiamo i mezzi tecnici, elettrici-onici, come poco prima trattavamo le mucche o gli animali del cortile. Parliamo in dialetto col computer e ci incazziamo e smadonniamo, come se fosse un consimile; usiamo gli strumenti musicali in modo non molto fine, come fossero strumenti da lavoro: la chitarra come un aratro, il basso come una zappa, la batteria come un incudine da martellare. L’elettricità ci fa più paura del diavolo, il Namo ha parecchia difficoltà nel controllare e cavalcare i suoi effetti sonori. Passa in paese la banda con un’allegra marcetta ed in sottofondo udiamo il rumore inesorabile e continuo delle industrie, ascoltiamo per radio il liscio, che però viene disturbato da interferenze; i nostri cibi sono sempre più inscatolati e contaminati, la cara Emilia-Romagna e sempre più contaminata; la foga erotico-emiliana risulta frustrata e repressa dall’uso degli anticoncezionali (come si mette il preservativo?). Ottorino usa il Registratore Elettromagnetico per captare nell’aere profezie, boni consigli, maledizioni e messaggi; le vecchiette usano per la segnatura una pratica penna a sfera, le mondine si accompagnavano con pentole, posate ed oggetti quotidiani ed ora le possiamo addirittura ascoltare amplificate in stereofonia; Primo Bondi canta a squarciagola in Jugoslavia e fa esplodere le granate nemiche; Pierangelo Bertoli in feedback, Guccini in acido canta la sfiga umana, Alfonso Borghi free-jazz e cut-up dialettale; Augusto “psicomuraia” Pergreffi e soquanti macèti antighi d’Curez; il lambrusco sofisticato; le mitragliate vocali e visive del terribile Baboni; Telemaco, raccoglitore del metallo, del ciarpame e della decadenza. La sua casa: il primo, vero museo tecnovillano! Guardatevi un pò intorno. Ridete e piangete. Noi cantiamo il rumore che invase la campagna. Noi cantiamo lo sconvolgimento e stravolgimento che sta avvenendo nel nostro cervello. Noi siamo in bilico. Noi siamo i tecnovillani!!

L’Arciprof. Taverio La Valle

Gli En Manque D’Autre presentano Paolo Corradini(poeta maledetto), Ottorino Ferrari (l’uomo dei secoli), Vittore Baroni (macchina da scivere-insetto virulento). Gioca anche tu con le etichette! Scegli quella che più ti piace: folk sonico, Cianciulli-rock, bassa avantgarde, psiconaif, acid-folk,musica nomade padana, suono trattoristico, sperimentazione volgare, pop epizotico, cioccapiatti-sound, neosurrealismo correggese, Corso Cavour no-wave, lisciotrash, fanfarabilly, art rock caseario. Segna con una X oppure divertiti a creare nuove definizioni!LP fabbricato con pneumatici riciclati da una fossa di maiali bruciati per afta epizotica (%)

Tracklist & Testi>

lato1

1)intro-dotto

2)disperato clown

3)la morte di Maurizio Seymandi

4)noli me tang(o)re

5)pisolo

lato2

1)i siluri

2)spara i tuoi watts

3)la storia di Dorando Pietri

4)giovinésa

5)viva la filantropia

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