Fabrizio Tavernelli


Intervista su Remark

Posted in Nuove, - Provincia Exotica by Taver on the February 13th, 2012

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Provincia exotica

Il libro d’esordio di Fabrizio Tavernelli, musicista, produttore, per la prima volta scrittore; una raccolta di aneddoti, incontri, storie, sulle strade della provincia emiliana.

Fabrizio Tavernelli è l’incarnazione della creatività, un artista dalle mille risorse, che ama sperimentare, stupire, confrontarsi. Già frontman degli En Manque D’Autre e dei leggendari AFA (Acid Folk Alleanza), è cantante, produttore, musicista, dj e ora scrittore. In verità Tavernelli, per gli amici Taver, correggese classe ’65,  è da sempre una buona penna, che ha dato i natali, per altro, non solo ai testi dei suoi pezzi (non ultimo il disco ‘Oggetti del Desiderio’ prodotto dal suo Scafandro) ma anche al bellissimo e curatissimo libro ‘Correggio Mon Amour’. Musicalmente parlando, gli AFA, hanno sicuramente rappresentato la sua più importante vicenda artistica, che fece eco in tutta la nostra penisola. Passando da mamma RAI ai più grandi locali italiani. E non a caso, il titolo del suo primo libro ‘Provincia EXOTICA’ (DELLACELLA) riprenda il titolo di un brano degli AFA del 1996, contenuto in ‘Nomade Psichico’. Il libro vede una prefazione di Massimo Zamboni, mentre la copertina è affidata a Robert Rebotti. Tavernelli raccoglie così, per la prima volta in un libro, i suoi racconti: ‘un viaggio surreale e utopico –come lo definisce lui-in una provincia abitata da una fauna fremente e selvatica’. E’ finita l’era del connubbio tra la Via Emilia e il West “oggi la provincia reggiana è  animata da banali rituali e da una fauna alla deriva”

Come nasce l’idea di scrivere questo libro? Solo due anni fa finivi il lavoro con Correggio Mon Amour… Avevi altro materiale nel cassetto?

Diciamo che la pratica dello scrivere mi coinvolge da sempre, insieme allo scrivere canzoni ho sempre riportato su carta mie impressioni, visioni, esperienze o più spesso flussi automatici, reportage di situazioni particolari, resoconti ipnagogici, diari di viaggio alterati. Mi interessa trasfigurare il mio quotidiano, osservare da un’altra ottica scovando il surreale, il grottesco, l’inquieto che si agita nella apparente calma della bassa emiliana.

Di alcune realtà della nostra terra ne canti anche con il tuo gruppo, Babel. Mi riferisco ad esempio al capitolo ‘Pakistano Reggiano’, canzone appunto di questo tuo progetto

“Provincia Exotica” prende ispirazione da una estetica, una fascinazione, un genere nato negli anni ’50 che rappresentava in musica, cinema, design, mondi esotici, lussureggianti, paradisi perduti, il tutto però era finto, costruito con scenari di cartapesta, era una accozzaglia di visioni del buon selvaggio immerso in una altrettanto posticcia natura selvaggia. ecco questi sono gli scenari della nostra fremente provincia animata da banali rituali e da una fauna alla deriva. L’esotismo forzoso è dato dalla convivenza di specie autoctone ed allogene che si confrontano, si mescolano, spesso si scontrano. Mi piace lo spaesamento, il decontestualizzato, il dolce franare dei famosi “usi e costumi” locali. Trovare un pò di India o Pakistan nelle nostre terre è un effetto straniante, che mette positivamente in dubbio le nostre certezze arcaiche e poi non dimentichiamo che anche i nostri prodotti tipici e pregnanti, come il “parmigiano reggiano” e catena di produzione (allevamenti) sono garantiti dal lavoro dei nuovi cittadini reggiani. i casari con il turbante!

Sei il presidente dell’Anpi di Correggio. In Provincia Exotica parli di una fauna ‘fremente e selvatica’ Dove sono finite le persone che posseggono quegli ideali e quel nobile coraggio che i partigiani avevano? Si stanno davvero estinguendo?

Non vorrei sembrare un figlio ingrato. Mi ritengo fortunato nell’essere cresciuto in questa terra, in questa regione. Anche dal punto di vista artistico ho sicuramente avuto diversi stimoli e possibilità. Ma il compito degli artisti è anche quello di segnalare i pericoli e le derive, di raccontare gli scricchiolii, le crepe e le voragini che si aprono nel territorio e nella società. In questo momento mi sento di dire che il modello emiliano dopo aver vissuto per tanto tempo sugli allori, è in una fase decadente, quasi di abbandono di ideali e utopie. Probabilmente l’efficientismo e il pragmatismo sono diventati l’unico credo a discapito della cultura, della politica. Gli affari della mafia qui da noi sono un segnale esplicito, ma aggiungerei anche la disattesa laicità, il presunto riformismo che spesso spaccia come modernità l’accantonamento di diritti e conquiste portate avanti dalle generazioni che ci hanno preceduto. Allo stesso modo tutta l’epica, la poeticità, la peculiarità emiliana si ritrova seppellita dall’andazzo generale. É la fine dell’epopea “dalla via emilia al west” e dopo anni mi viene da dire che i CCCP (oserei dire anche i miei primi progetti musicali En Manque D’Autre e AFA) avevano già intravisto questo franare del modello emiliano con tutti i suoi simboli.

Riferendomi al capitolo ‘Il Ponte di Calatrava’ me lo sono chiesta anche io, cosa rimarrà di noi tra 100 anni? Ma forse una bella opera architettonica non ci renderà un pò di giustizia?

Il famoso Ponte di Calatrava è un urlo di onnipotenza e magniloquenza, eretto sul nulla, sul deserto esistenziale. E’ una parabola che frana sui cammini dei nuovi penitenti, sui macilenti calvari dei lebbrosi dell’economia. E’ l’oscena volta nel cielo sotto cui si muovono i TIR carichi di obsoleti manufatti dell’occidente in recessione. Aldilà delle parabole e metafore, parlare del ponte di calatrava è un pretesto per descrivere un modo di fare ed erigere che si basa sempre più su creare eventi, sul marketing d’immagine, sulle grandi opere, su operazioni di strategia politica, mentre contemporaneamente si abbandona, si delega, si taglia sulla cultura e sulle opere di ingegneria di sopravivvenza.

E la musica, il suo valore, la sua bellezza… dove andrà a finire in questa Provincia Exotica? Troverà nuove contaminazioni o verrà inghiottita su queste strade che tu definisci ‘perdute lynchiane’?

La trasmissione di cultura, di storie, di merci ha viaggiato attraverso due vie di scorrimento : il Po e la Via Emilia. Oggi il Po è invaso da Pirati Fluviali che saccheggiano le acque depredando i grossi pesci siluri per sfamare le lontane corti dell’est, mentre è da tempo finita l’epica e l’epopea nata tra la via emilia e il west. Dunque anche noi oggi siamo formattati, format-dipendenti, iper-connessi ma isolati nel nostro rassicurante bozzolo. La musica è rètro, ingozzata di cover e tributi, i locali chiudono, la curiosità è una caratteristica messa in seria discussione. Fossero le strade perdute di David Lynch ci porterebbero verso territori morbosi ma tutto sommato interessanti, invece le nostre sono ormai strade piene di rotonde e assi di scorrimento che portano alle zone industriali e alle fabbriche dismesse.

Intervista di Gloria Annovi

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