Fabrizio Tavernelli


Recensione “Oggetti del Desiderio” su I Think Magazine

Posted in Nuove by Taver on the January 23rd, 2011

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Il rapporto tra musica e musicista è sempre complicato. È un pò come il rapporto tra due persone che si amano: alle volte si sta bene e si è felici e sembra che quel momento non passerà mai, altre volte si ha la voglia di mollare tutto e di cambiare, di trovare nuovi stimoli… Odio e amore, passione e sconforto, il musicista nella sua carriera prova sempre emozioni contrastanti. Sicuramente Fabrizio Tavernelli sa bene di cosa stiamo parlando. Il suo è un curriculum sterminato, assurdo, incredibile, fatto proprio di amori e di rotture improvvise.

Dalla metà degli anni ottanta, Fabrizio ha realizzato musica new wave, crossover, elettro pop, musica psichedelica e sperimentale, persino musica dance; ha lavorato sotto una sfilza impressionante di etichette e mayors (Sugar, Dischi del Mulo, Polygram, Baracca&Burattini, Snowdonia, Small Voices, Edel, Bagana, Sony, MantraVibes), ha militato in tantissime formazioni ed in molteplici progetti (En Manque D’Autre, Afa, Groove Safari, Duozero, Roots Connection, Babel, Ajello).

Alla fine però, dopo una serie di amanti e avventure, anche il Casanova più incallito cerca la tranquillità, la quiete della famiglia e la pace della monogamia. Ed è cosi che il nostro Fabrizio ha deciso di lanciare, in questo 2011, un nuovo lavoro: un lavoro intimo, privato e passionale, un lavoro che si può definire cantautorale nel senso pieno e vivo del termine. Nel suo Oggetti Del Desiderio, Tavernelli racconta, narra e canta il nostro mondo, la nostra Italia, e lo fa senza peli sulla lingua, con grande mestiere ed esperienza proprio come è lecito aspettarsi da uno come lui che ha fatto la storia della musica indipendente nostrana.

Il lavoro si apre con un’ottima traccia, Compagnia Telefonica, che narra un aspetto ormai quotidiano per ogni italiano: la chiamata dal call-center della compagnia telefonica. Nessuno ci chiama per sentire se stiamo bene, per cercare contatto umano… siamo contatti solo per fini economici. Dialogo e comunicazione finalizzati ad un solo ed unico scopo: il lucro. Il testo è scanzonato, alle volte fa sorridere ma allo stesso tempo ci fa domandare se ci sia davvero da ridere di fronte a tutto questo e a quello che c’è dietro il mondo dei call-center: precarizzazione del lavoro, sfruttamento, concorrenza spietata… Musicalmente la traccia di apertura sembra mettere le cose in chiaro, questo è un lavoro pop-rock nostrano, a tratti cantautorale ma non banale.

Non siamo di fronte alle solite ritmiche, ai soliti riff e ad i classici arrangiamenti che spopolano sul suolo italico, qui c’è di più, molto di più. Andando un pò oltre ecco che troviamo La Banda, un’ode alla musica e alla vita di provincia allo stesso tempo. Una canzone con un’anima funk-rock che quasi spiazza l’ascoltatore. In questo brano l’accostamento naturale e che giungerà spontaneo nella mente dell’ascoltatore è quello con i Red Hot Chili Peppers, e non stiamo esagerando: ascoltare per credere.

Dopo questo viaggio nel funk-rock, Fabrizio ci riporta alla più canonica musica italiana con la splendida Ma Che Gente C’è In Giro e con Da Respirare. Soffermandoci sulla prima di queste due “ballad”, possiamo affermare che è una canzone molto melodica, soffusa, canonicamente pop-rock-italiano dal punto di vista musicale, con un cantato intenso e sentito che esplode nel minuto finale accompagnato dai cori sintetici delle tastiere. Il testo è una vera poesia che palesa lo stato di alienazione dalla società in cui molti artisti e giovani si trovano in questo particolare periodo storico.

La sesta traccia dell’album, invece, intitolata Ikebana, fa un pò da spartiacque tra l’anima chiaramente pop delle prime cinque tracce e l’anima più rock delle successive quattro. Storia a sé fa la title-track posta in coda all’album.

Non ci siamo dimenticati di Andy Warhola, e volutamente accostiamo questa canzone ad Ikebana. Musicalmente sono le due tracce più eclettiche dell’album, con ritmiche davvero ben studiate, con giri di basso coinvolgenti e convincenti. Anche a livello di contenuti entrambe non criticano o denunciano ma elogiano e sottolineano la bellezza dell’arte, dell’importanza di vivere l’arte in tutta la sua essenza, fino in fondo, senza porsi domande, assaporando a pieno il momento.

I successivi tre pezzi, Sotto La Croce, Aspettando Il Vip e Benvenuti Tra I Rifiuti, sono tre brani rock per eccellenza. Musicalmente tosti ed eleganti, con un cantato incazzato, polemico ma sempre ben curato e strutturato.

Particolarmente originale è d’impatto il testo di Aspettando Il Vip, che critica in maniera forte e decisa chi spreca la propria vita a venerare i feticci moderni dello star system. Benvenuti Tra I Rifiuti non è da meno: un testo al vetriolo, che in America farebbe meritare a Fabrizio un bel bollino Parental Advisory Explicit Lyrics sul fronte dell’album, ma ogni singola parola è ben dosata e collocata per urlare tutta la rabbia e la frustrazione nei confronti di una classe politica ancor oggi (più che mai!) corrotta e marcia. Musicalmente è una canzone potente e distorta, con un muro sonoro che eleva il più in alto possibile un testo dai contenuti forti.

 

In conclusione ecco giungere Oggetti Del Desiderio, la title-track. Questa canzone, come abbiamo detto, è storia a sé: è un’appassionata ed intima narrazione dei desideri che furono dell’artista, un brano in cui viene narrata una vita segnata da aspirazioni, delusioni e viene palesata la voglia di continuare sempre e comunque nonostante tutto perché alla fine “… l’importante è sapere che almeno posso donarti i miei desideri”.

 

Complessivamente Oggetti Del Desiderio è un album suonato, cantato e narrato con commovente forza e passione, e rappresenta la summa artistica di un ottimo musicista che forse proprio per la sfortuna di essere nato a Correggio e non a Liverpool o Manchester non ha mai sfondato veramente. È un lavoro che ha tutte le carte in regola per entrare di diritto nel mainstream musicale nostrano anche se non sembra impresa facile. Come mai un album con questi contenuti, con arrangiamenti impeccabili e suonato da musicisti straordinari non arriva in cima alle classifiche di vendita? Le risposte sono tante ma quella più evidente potrete darvela da soli con un piccolo esperimento: dopo aver ascoltato questo disco, accendete la radio e sintonizzatevi per mezz’ora su una qualsiasi stazione radio italiana, e capirete la risposta.


GABRIELE CARUOLO

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