Fabrizio Tavernelli


Discorso di Sconfinamento in occasione della Celebrazione della Battaglia di Canolo

Posted in Notiziario ANPI, Appuntamenti al buio (date, live, djset, performances, by Taver on the January 26th, 2015

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Questo è il mio intervento come Presidente Anpi di Correggio in occasione della celebrazione 2015 della Battaglia Partigiana di Canolo. Poco celebrativo e problematico ma così è.
Discorso di Sconfinamento

In questi anni abbiamo trovato tante e nuove parole, abbiamo inventato, abbiamo portato contributi al nostro laboratorio di memorie. Dunque lo sforzo di ogni anno, di ogni nuova iniziativa è quello di rielaborare, di aggiungere punti di vista, di allargare il raggio di azione, di coinvolgere sempre più persone e in particolare le nuove generazioni. E’ a loro che deve giungere chiara e nitida la trasmissione e ora tocca a noi. Siamo noi testimoni e testimone, certo non testimoni diretti ma sicuramente ben informati, istruiti, convinti dell’opera che ci compete. Noi siamo il tramite tra i partigiani, tra i nostri partigiani e le generazioni che stanno arrivando, che arriveranno. Oggi avrei voluto fare un intervento più conciliante, neutrale, più accomodante, meno problematico ma vi confesso che dopo aver speso tante parole e concetti sento forte il bisogno di rapportarmi ad un quotidiano. Dopo che mi sono addentrato nel territorio ora necessariamente devo sconfinare. Ho bisogno di capire se noi stiamo seguendo con coscienza, morale, etica la strada indicata dai partigiani, voglio capire se posso guardare con fiducia e serenità i cippi ai lati della strada che oggi abbiamo commemorato. Voglio capire se possiamo pronunciare senza tentennamenti i nomi dei caduti che celebriamo , dei ragazzi che ricordiamo. Sinceramente qualche dubbio mi agita, qualche domanda si fa strada : il percorso è giunto al suo termine, la liberazione è avvenuta veramente, quell’eredità è in pericolo? Partirei dal significato, dall’etimologia della parola partigiano. Partigiano, ovvero, stare da una parte, scegliere una parte e una volta fatta questa scelta portare avanti una idea, un disegno, una speranza anche se questo può costare, può comportare dolori, pericoli. Stare da una parte non è facile, ci sono alti e bassi, momenti di sconforto, a volte di disperazione ma nonostante tutto si combatte affinchè le proprie idee possano realizzarsi, possano trovare una loro affermazione per un bene comune. Allora fu una scelta portata avanti fino alle estreme conseguenze. Vi immaginate un resistente che passa da un momento all’altro alla parte avversa? Conoscete partigiani che abbiano venduto la loro voglia di libertà, passando nelle fila del nemico di allora? Quanti nomi di traditori (lasciatemi usare un po’ di iperboli) partigiani passati con i fascisti conoscete? Io veramente non ne conosco o forse sono veramente pochi, non proprio distinguibili. Certo è invece esistita una zona grigia, una parte silenziosa che per tornaconto personale, per quieto vivere, per egoismo o anche solo per paura ha cercato una propria sopravvivenza, un rimanere a galla accettando ogni ingiustizia, rimanendo vicini al vincitore, al potente di turno. Sappiamo di come il fascismo e il nazismo abbiano portato avanti il loro disegno, di come abbiano compiuto nefandezze, di come abbiano represso ogni diritto e libertà, tra il silenzio, tra una accondiscendenza di una massa di persone che ha preferito chiudere gli occhi. Il fascismo prospera tra il silenzio, nell’ipnosi dei popoli le cui paure, incertezze, difficoltà economiche vengono strumentalmente indirizzate verso un capro espiatorio. Una ipnosi causata da teorie astruse e che trova sfogo nel razzismo, nelle guerre etniche, nella ricerca di un uomo forte al comando. 
E ‘ in questi periodi di terrore, in questi periodi instabili, in questa emergenza sociale che si accetta tutto, compreso il calpestare la dignità degli esseri umani.
Siamo a pochi giorni dalla data che rappresenta il Giorno della Memoria. Qualche sera fa ho visto un documentario sui campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau, dove si riportavano testimonianze dirette dei pochi sopravvissuti o di chi, all’epoca bambino, ha passato gli anni della sua infanzia in quei luoghi dell’orrore, in quei luoghi in cui si concentrava la disumanità. 
E’ stato come rivivere il viaggio che ho fatto qualche anno fa su quei luoghi insieme al treno per Auschwitz organizzato dalla Fondazione Fossoli. Ancora una volta ho rivissuto quelle sensazioni, quello sconcerto, quel terrore, quelle lacrime. Ho respirato quello che non avrei mai voluto respirare. Ho percepito quello che non avrei mai voluto percepire. In quei campi sterminati, in quei campi di sterminati, in quelle camere a gas, in quel che rimane dei forni crematori, nello studio del dottor Menghele, ecco io credo che in questi luoghi abbia regnato il male. Ho una idea sfumata delle divisioni tra il bene e il male, non credo alla netta e tranciante divisione tra buoni e cattivi, ma se dovessi indicare una sola certezza, un unico punto fermo di convinzione, penso che in quei posti, a Birkenau, Dachau, Auschwitz e perchè no, avvicinandosi a noi ai Servi, si sia materializzato il male assoluto. Ora non vi sembri un collegamento arduo ma sentire i proclami di forze razziste e intolleranti come la Lega di Salvini o come altre forze di estrema destra che stanno sorgendo un po’ ovunque nella vecchia Europa mi procura inquietudine e sdegno. Molte di queste forze negano l’olocausto, molte di queste forze vorrebbero confini chiusi, nuove leggi razziali, usano la violenza. Molte di queste forze sono tremendamente vicine a quel male assoluto, il nazifascismo. 
E’ per questo che noi forze democratiche, nuovi resistenti, antifascisti, dobbiamo stare lontani e allontanare queste derive xenofobe e intolleranti. Allo stesso modo mi inquieta la religione usata come mezzo di persuasione e come sfogo integralista di tensioni mondiali. Noi che abbiamo imparato le lezioni, nelle nostre terre, così come sui libri di storia (finchè non verranno del tutto epurati, in nome di una non ben definibile pacificazione, in un indistinto tutto uguale) non possiamo trovare convivenze, connivenze, territori comuni con forze politiche pericolosamente vicine a posizioni violente, razziste, omofobe. Ritono alla Lega e cito di nuovo uno scambio di opinioni sul notiziario Anpi, in merito alla organizzazione di una iniziativa della lega tenutasi lo scorso 25 aprile. 25 Aprile e razzismo, sono due elementi antitetici. Certo a tutte i partiti deve essere garantita la libertà di espressione ma certe espressioni non sono affatto ammissibili il giorno della Liberazione. Io continuo a provare inquietudine quando sui nostri palchi, il 25 aprile, osservo la presenza della lega. Probabilmente sono conservatore e ideologico, possibile ma allora tutti noi che ci troviamo qui oggi siamo conservatori e ideologici. Allo stesso modo un po’ mi turbo quando, in nome di una vittoria a tutti i costi, in nome del governare a tutti i costi, in nome dell’occupazione di posti di potere a tutti i costi, si accettano alleanze discutibili , sino ad accettare senza alcun imbarazzo (vedi l’ultimo caso delle primarie a Genova) i consensi, i voti, i supporti di forze vicine alla destra, vicine ad ambienti che mantengono un legame con il fascismo, con quel male di cui parlavamo prima. 
E’ vero che oggi c’è la politica dello smartphone, si prendono importanti decisioni con un tweet, c’è il post-ideologico, c’è il populismo digitale, non c’è più destra e sinistra (forse dico io e forse solo in Italia, perchè a quanto pare in altre parti d’Europa la voglia di sinistra pare esserci ancora, vedi proprio oggi il risultato delle elezioni in Grecia). Io mi farei qualche domanda quando il portavoce di un candidato di centrosinistra (ritorno a Genova) è tranquillamente ospite e frequentatore di Casa Pound. La stessa Casa Pound che porta avanti, sotto una fasulla immagine di intellettualità di destra, la trasmissione del male assoluto. La stessa Casa Pound che qualche giorno addietro, grazie ad alcuni suoi adepti ha spaccato la testa ad un attivista di un centro sociale a Cremona. A me, a noi dell’anpi, non interessa affatto avere vicinanze con forze che dagli stadi a internet continuano a fare proselitismo e diffondere rabbia e odio. Allo stesso modo la politica, specialmente quella che si riconosce nel valori dell’Anpi, dovrebbe demarcare una totale lontananza da queste forze di estrema destra. Non c’è nessuna ragione che possa legittimare una vicinanza, un sostegno o addirittura una alleanza, fosse anche per vincere primarie o dispute elettorali. Io continuo a pensare che se scegli una parte, la tua parte è quella, aldilà di scopi personali, al di là di mire espansionistiche, oltre le ambizioni, oltre ai tornaconti, oltre la poltrona. Qualcuno penserà che stia facendo un discorso demagogico e populista, chissà può essere (in verità io non nego la mia esperienza politica, mi è servita per conoscere dal di dentro i meccanismi, meccanismi non sempre ben oliati, non sempre limpidi) il problema è che la politica, la sua mutazione continua, il passare da una parte all’altra con disinvoltura dei politici, la assoluta mancanza di coerenza e coscienza, non sono di sicuro la giusta risposta al populismo e ai demagoghi. La politica si sta facendo male da sola. C’è una insostenibile disinvoltura nel passare da una casacca all’altra, senza porsi alcun scrupolo morale, sembra di essere al mercato calcistico e sembra che la politica si sia trasformata in una sfida tra tifosi disposti a vincere ad ogni costo. Addirittura quello che ci era stato detto essere il nostro avversario più acerrimo, può diventare da un giorno all’altro il nostro più prezioso alleato e può capitare che pur pregiudicato, possa entrare ed uscire da Palazzo Chigi per decidere le sorti del paese e il futuro presidente della Repubblica. Oggi tra le due parti, invece che sceglierne una si preferisce vivacchiare in una indistinta terra di mezzo, è in questo luogo del silenzio che si decide il futuro degli individui, dove si allacciano affari, dove l’economia schiaccia i diritti acquisiti dopo lotte e rivendicazione di cui la resistenza è stato il primo input, la prima luce, la prima scintilla. Quindi oggi siamo qui a celebrare, ma non è che domani ci togliamo il fazzoletto partigiano ed è finita lì, ce ne dimentichiamo. E’ domani che inizia la nostra liberazione, è domani che dobbiamo proseguire sulla strada contrassegnata dai cippi e dai nomi dei nostri partigiani. Il nostro territorio ha bisogno di scegliere una parte, se volete chiamarla legalità, diritti, trasparenza, chiamatela come vi pare ma non è ammissibile alcuna ipocrisia. Qualcuno ha trovato connessioni e nuove forme di resistenza nella lotta alla mafia, bene, si prosegua ma non basta più andare a liberare quelle terre, non basta confiscare territori lontani, perchè ora il territorio da liberare è il nostro. Le infiltrazioni mafiose non sono frutto della intraprendenza e della spregiudicatezza della malavita organizzata, no, sono un cedimento etico e morale delle difese democratiche, sono un abbassarsi del livello di anticorpi sociali, sono sconfitte della pulizia morale della nostra politica. A queste degenerazioni occorre reagire, rimettendo in campo la coscienza. Insomma oggi se siamo qui è perchè non vogliamo essere indifferenti. Tutti, partigiani, nuovi resistenti, associazioni , amministratori, semplici cittadini che devono portare avanti quotidiane lotte di liberazione in ogni ambito, compresa la vita di tutti i giorni, ben consci di sapere che è stata scelta una parte. Chiudo citando un verso di Luigi Tenco, da una sua canzone intitolata “io sono uno” : 
“IO SONO UNO CHE NON NASCONDE LE SUE IDEE, QUESTO E’ VERO, PERCHE’ NON MI PIACCIONO QUELLI CHE VOGLIONO ANDAR D’ACCORDO CON TUTTI E CHE CAMBIANO OGNI VOLTA BANDIERA PER TIRARE A CAMPARE”

Fabrizio Tavernelli
presidente Anpi Correggio

Fabrizio Tavernelli canta De André in “Volta la Carta” - Sabato 10 Gennaio @ Teatro De André (Casalgrande - RE)

Posted in Appuntamenti al buio (date, live, djset, performances, by Taver on the January 7th, 2015

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Faber Days 16° anniversario della morte (1999 – 2015).

“In mezzo a un fitto bosco, un castello dava rifugio a quanti la notte aveva sorpreso in viaggio: cavalieri e dame, cortei reali e semplici viandanti” … 
Così inizia Il castello dei destini incrociati , il celebre racconto di Italo Calvino e che Antonella Panini ha elaborato per questo spettacolo, che vede in scena 80 giovani musicisti e un cantante d’eccezione…

spettacolo musicale da Italo Calvino e Fabrizio De Andrè
scritto e diretto da Antonella Panini

canta Fabrizio Tavernelli
con l’orchestra dell’ I.C. 1 e 2 di Correggio
diretta da Simone Fornaciari
con la collaborazione di Paolo Testi, Daniela Beltrami, Sara Rozzi, Emidio Alfaro, Andrea Corradi
con la partecipazione di Gian Marco Gradellini alla recitazione



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