Fabrizio Tavernelli


Sabato 26 Febbraio - Babel live@ Bainait - Montecchio (RE)

Posted in Appuntamenti al buio (date, live, djset, performances, by Taver on the February 22nd, 2011

 

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sabato 26 febbraio ore 22 - circolo Arci Bainait
Babel Bazar
Al Bainait per la prima volta Babel, nuovo progetto di world music elettronica che mescola suoni tradizionali e beat elettronici, tra oud e violino, rap e loop, Bollywood e pianura padana…
la serata è ad ingresso gratuito 
Per info:
Arci Solidarietà:
arcisolidarieta@arcire.it www.arcisolidarieta.it Circolo Arci Bainait: info@bainait.it www.bainait.it

Venerdì 25 Febbraio- Ajello DjSet@ Tunnel Club- Milano

Posted in Appuntamenti al buio (date, live, djset, performances, by Taver on the February 21st, 2011
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REBEL MOTEL presenta:ALI RENAULT – live

AJELLO

FRED VENTURA

SVPERFINE

Proiezione in anteprima di “ITALO DISCO” – documentario di Pierpaolo De Iulis (Spittle – IT)

VJ BOKU - Reportage by ZEPStudio

Febbraio ci porta in dono un’apparizione del poliedrico artista e al suo fianco troverete anche AJELLO diamante grezzo della scena italiana, alfieri del sound italo e nu disco.Apertura Porte: 22.30 -Inizio Proiezione: 23 (reali)-Chiusura Locale: 04.3

ENTRY FEE:10 euro in lista prima delle ore 00.00-13 prima delle ore 01.00-15 non in lista o dopo le 01.00 mailto:info@tunnel-milano.it Info  366 13 58 151 begin_of_the_skype_highlighting      

AJELLO “EDITAINMENT VOL.1″ 2011 Demo-Disc (CD)

Posted in - Ajello by Taver on the February 21st, 2011

Come si intuisce subito dall’ironico titolo,il mixato racchiude tutti gli edit creati dal duo negli ultimi tempi e precedentemente disponibili solamente in vinile pubblicato dalla label inglese Demo-Disc!10 tracks fra disco ,italo e accenni space!Un bomba assoluta che potete gustarvi in preview qua sotto mentre fra poco sarà disponibile per l’ acquisto su Juno!Dance Different!!

AJELLO & HARD TON “Chocolate Black Leather” EP 2011 DWDK

Posted in - Ajello by Taver on the February 20th, 2011
 

incl. 3 Brennan Green Remixes !!! Danny Was a Drag King is back with an hot tune. “Chocolate Black Leather” is Ajello new single. Driven by the one and the only Hard Ton’s vocals the track is an orgy of vintage synths, bouncy bass, a sure winner for the italo disco fans. Brennan Green needs no introduction, when he dust off his 303 and everything goes acid disco paradise… you really can’t get any better. (Supported by Horse Meat Disco, Cosmo Vitelli, Tim Sweeney, Space Ranger, Inflagranti, Massimiliano Pagliara, Marcello Giordani, Bottin, Discodromo, Michael reinboth, Luke Solomon…)

    http://www.phonicarecords.com/cart/add/69019   
       
       
   

Posted in Appuntamenti al buio (date, live, djset, performances, by Taver on the February 16th, 2011

VENERDI’ 18 FEBBRAIO

Apertura Ore 22.00
Dalle Ore 23.00 in concerto

LO SCAFANDRO presenta:
FABRIZIO TAVERNELLI
e
ATOMIKA KAKATO

scafandro

Venerdì 18 febbraio al Kalinka si celebrerà la nascita di una nuova etichetta musicale, Lo Scafandro.

Dietro a questa nuova label ci sono Roberto Fiorello Fontanesi, Giancarlo “Namo” Marchi e soprattutto Fabrizio Tavernelli, un musicista che ha attraversato diverse epoche della musica indipendente italiana, a partire dalla metà degli anni ‘80 con gli En Manque D’Autre, proseguendo nei ‘90 con gli AFA e la bella avventura del Consorzio Produttori Indipendenti, per poi approdare dal 2000 in poi ad una miriade di progetti (Ajello, Groove Safari, Duozero, Roots Connection, Babel).

Sarà proprio Fabrizio Tavernelli a salire sul palco del Calamita per presentare il suo nuovo disco, “Oggetto del desiderio”: il primo, in oltre vent’anni di musica, che Taver firma col suo nome e cognome. E non è un caso: “Oggetto del desiderio” è un disco di semplici canzoni, suonato, essenziale, nudo nei suoni come nelle parole. Canzone d’autore, pura e semplice, che non si nasconde più dietro i mille suoni che Taver ha esplorato negli anni.

Ad aprire la serata, un altro progetto musicale de Lo Scafandro: Atomika Katato, ispirati dalla vecchia new wave, con un suono che sa di Cure, Joy Division e XTC, che presentano l’album “Old Wave Prophets” in uscita proprio il 14 gennaio.

I suoni de Lo Scafandro sono quelli di una nuova avventura musicale: «Grazie allo scafandro – dicono i fondatori dell’etichetta - possiamo esplorare e scoprire nuovi mondi, nuove realtà, nuovi suoni. Dentro a uno scafandro possiamo sopravvivere in situazioni ostili, dove non c’è ossigeno. Possiamo dunque resistere alla deriva culturale del nostro piccolo mondo, alla mancanza di spazi,scendere sottoterra per osservare da vicino cosa si muove sotto, per fare emergere quello che pare sommerso, che apparentemente non esiste».

Per informazioni:
info@kalinkaclub.it

INGRESSO
CON TESSERA ARCI

Recensione “Oggetti del Desiderio” su Alias/il Manifesto

Posted in Nuove by Taver on the February 8th, 2011

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FABRIZIO TAVERNELLI
oggetti del desiderio (Lo Scafandro)
Componente dello storico gruppo degli AFA, Tavernelli si propone oggi con il primo disco da solista. I percorsi musicali di questo lavoro sono spesso tortuosi, intricati, a volte sotterranei, solitari, franosi, carsici. Un semplice album di canzoni, suonato, essenziale, nudo nei suoni come nelle parole… (p.ma.)

Recensione “Oggetti del Desiderio” su Fardrock

Posted in Nuove by Taver on the February 7th, 2011

Pubblicato il da joyello

Etichetta: Lo Scafandro
Tracce: 10 – Durata: 41:20
Voto: 7/10

Fabrizio Tavernelli arriva da lontano, da quella stagione pionieristica che fu la new wave italiana degli anni 80 durante la quale militava nella band En Manque D’Autre. Nel decennio successivo s’accasò alla corte del Consorzio Produttori Indipendenti con l’Acid Folk Alleanza (familiarmente AFA) per poi, con l’arrivo del nuovo millennio impegnarsi in un’attività ipertrofica in mondi e realtà musicali senza limiti, lasciandosi coinvolgere da progetti dance, dall’elettronica, dal rock all’avanguardia avviando progetti come Groove Safari, Roots Connection, Duozero, Babel, Ajello e altri ancora.
Ed è per questo che stupisce piacevolmente questa sua (prima) opera autografa, che riporta Taver a un pop-rock vecchio stampo, con inflessioni cantautorati che non nascondono i vecchi sogni di rock’n’roll.
Fabrizio ha una bella voce, precisa ed intonata, che si adatta perfettamente a questo genere di canzone e che si lascia andare a interpretazioni vitali e sentite.
Una formazione classica costituita da chitarra (Marco Santarello), Basso (Marco Tirelli), Batteria (Lorenzo Lusvardi) e tastiere (Alessandro De Nito), accompagnano la voce e la chitarra di Taver con un metodo che sembra ripercorrere strade conosciute e che, proprio per questo, consente all’autore di esprimersi in maniera diretta e sincera grazie al linguaggio universale e sempreverde del rock più sanguigno. Un pop-rock moderno, che non ha rughe ma che mostra con orgoglio qualche segno di espressione.
Anche quando rende omaggio alla new-wave mainstream di Faust’O (Benvenuti tra i rifiuti), il linguaggio di Tavernelli è personale, aguzzo e senza troppi eccessi nostalgici. Tutto scorre adesso, qui ed ora, con le parole (tutte rigidamente in italiano) che si indignano per il decadente stato del nostro Paese ma che non dimenticano mai di lasciar entrare uno spiraglio ironico, mezzo fondamentale per consegnare messaggi credibili.
Compagnia telefonica, sui problemi di comunicazione generati da un’overdose di mezzi a disposizione, è già un piccolo hit, Andrew Warhola celebra il presagio dei 15 minuti di celebrità della teoria di Andy Warhol, Ma che gente c’è in giro si pone come un bisogno disperato di comprendere il prossimo mentre La Banda celebra la compagna di sempre, la musica, e Aspettando il Vip si interroga sui percorsi mentali dei fan compulsivi.
Dieci canzoni, tutte piacevolmente oneste, miracolosa panacea per tanta mala-musica che in Italia continua a finire in testa alla classifica.http://fardrock.wordpress.com/

Fabrizio Tavernelli “La Banda” su Radio Ara-Lussemburgo

Posted in Nuove by Taver on the February 6th, 2011

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“La banda” brano estratto dall’album “Oggetti del Desiderio” è stato inserito nella playlist-disco rivelazione di Radio Ara - Brussels-Lussemburgo all’interno del programma Voices by Passaparola. Ecco il podcast http://soundcloud.com/voicesbypassaparola/voices-by-passaparola-154

Intervento su Blog Remark

Posted in vari prolassi by Taver on the February 5th, 2011

24172_1311244137968_1136559277_30748107_4973579_n_1.jpgMICRO-MACRO

Potrei iniziare questo intervento in progress, parlando dei beati anni ‘90, decade in cui effettivamente, musicalmente parlando, tutto pareva ancora possibile. O ancora meglio avrei potuto ricordare gli anni ‘80 (e pure una parte del declinare dei ‘70) visto che lì è fissata la mia adolescenza e gioventù. Se poi penso che, essendo stato infante negli anni ‘60 e che sicuramente qualche subliminale di quello spirito e di quei suoni da qualche parte della mente alberga, avrei potuto fare un bel raccontino sul crescere con la musica…… e invece il tema scottante è oggi la sopravvivenza della musica e la sopravvivenza con la musica. Il presente è sconcertante, spesso disarmante e disarmato, arduo da affrontare, spesso da scalare senza alcuna protezione, più che mai da capire.
Occorre inoltre fare una premessa, per evitare la parte del vecchio bolso, del moralista snob, o peggio del nostalgico, accidioso, passatista: che una opinione oggi concorre con visioni allo stesso modo valide, oggettive, riscontrabili. Esiste una verità malferma, pronta a tramutarsi nel suo esatto contrario e questo crea incertezza, spaesamento, difficoltà d’azione. Un po’ come le musiche, le tendenze, gli stili che in questi famigerati anni zero (formula ormai markettara) sono tutto e il contrario di tutto. Musiche che paiono galleggiare, un suono che contraddice l’altro, elementi che si mescolano in un vortice temporale dove convivono le armonie vocali dei Beach Boys/Van Dyke Parks e i click’n'cut digitali, dove riaffiora la no-wave newyorkese e il folk pastorale, dove torna il songwriting d’autore e l’urgenza combat delle favelas globali, dove si citano gli anni ‘50, i crooner, le torch songs e nel mese successivo la psichedelia, il rhythm’n'blues originario e quello dei nuovi produttori delle charts americane. Una babele di linguaggi che si sovrappongono in una costruzione vociante che somma piano su piano una torre instabile fatta di nicchie, anfratti, cubicoli. Piccoli spazi che nel breve periodo franano e che vengono sostituiti da nuove edificazioni. Edificazioni in cui trendsetter e giornalisti glamour ricavano altri luoghi, piccole stanze, miniappartamenti: torna il folk, che però nell’immediato si divide in weird, psych, doom, tronic etc. Non si fa in tempo a decifrare i segnali d’interpretazione che è il turno di giravolte percettive e allora ecco lo shoegaze, che si apparenta con l’indietronica, ma pure il dubstep, ci sono brani che sanno di classico con nuove figure umane, ma ci sono produzioni che nascondono gli artefici e che si concentrano sulla vita propria del suono che ci circonda, naturale o artificiale che sia (field-recordings, found sounds, glitch, 8bit music, neo-ambient). In queste mescole e giustapposizioni, intervengono ulteriormente i revival (parola che fa pensare al liscio e alle musiche popolari… ma a volte vien da pensare che sonic youth, nick cave, devo, talking heads, sono per noi come i casadei per i nostri nonni…) il citazionismo colto o incolto, apocalittico o integrato, trash o camp : la italo disco, che si imparenta con la nu-disco, con il balearic, che però può prendere una rotta cosmica andando a impattare con il kraut dei corrieri cosmici. Se però facciamo ritorno sul pianeta terra è un gran citare la forma primigenia, ovvero il blues: quello più arcaico e roots, quello desertico del mali, quello imbastardito di indies explosion, quello costruito sui campioni e trasposto sul computer. E’ un continuo rimasticare, rimangiare, assimilare e digerire (o mal digerire) i ‘60, ‘70, ‘80, ‘90, un po’ come i buffet delle grandi vernici o come i buffet della cucina internazionale degli hotel e dei villaggi vacanze in bella mostra nelle località più esotiche.
Barocco e Minimal, Nouvelle e Tradizionale, Fusion e Macro. Micro-Macro: la scena reggiana ora che tutto accade ovunque e comunque, in tempo reale o con leggera sfasatura satellitare, stordita da jet-lag o arrossata da esposizione da social network, non si discosta dunque dagli scenari in cartapesta appena disegnati. Anche nella provincia reggiana si dislocano sul territorio nicchie e enclave soniche, scene alternative e mainstream. Il filone che prende il suo via dal ceppo CCCP, il filone rock italiano del ceppo Ligabue, il filone pop-soul Zuccheroso, il ceppo post-rock, post-metal, post-punk (quello sperimentale e quello alla MTV), l’emo, i tecnicismi funky-jazz-fusion, la rilettura del folk, l’hip-hop, il neo-prog, la dance made in reggio con apice Benassi e l’elettronica made in Maffia. Tanti nomi e tanti punti di vista che farebbero pensare ad una costante e assidua vivacità, una conferma insomma di quello che si è sempre detto e pensato della nostra provincia, ma che sottotraccia nasconde qualche problema di solidità, che fa intravedere elementi di instabilità, che trema e scricchiola mentre compaiono crepe sempre più profonde. Ammetto di non essere capillarmente irrorato e informato, non bazzico più tanto nei boschi alla ricerca di prodotti di stagione e non so del tutto cosa si agita nel sottobosco reggiano. Ma grazie ai concorsi per le giovani band che ho seguito negli anni come giurato, come tutor o semplice interessato, grazie alla possibilità di poter ancora calcare qualche palco che in fondo rimane l’osservatorio più importante e il luogo di massimo confronto, qualche segnale mi è giunto, qualche prospettiva si è stagliata sullo sfondo, qualche informazione è trapelata. Se dunque mi baso su questi input e sulle sensazioni nemmeno troppo meditate devo dire che la situazione non è allettante e le previsioni per ora appaiono offuscate. Certo è vero che i pessimisti sono in realtà i migliori ottimisti, quelli che appurato un negativo stato delle cose si approntano in un modo o nell’altro a ribaltarlo, si ingegnano per trovare vie d’uscita, riscatto, orgoglio. Dunque questo pessimismo cosmico-ostico-autistico-localistico va preso come un incentivo, come un campanello d’allarme, come un “risvegliamoci tutti” dal torpore prima che sia troppo tardi. Questo è una testimonianza di una spedizione alla ricerca dell’oro, di civiltà nascoste, viaggi immaginari forse, potete credere o non credere, snobbare o prendere in seria considerazione. Ho provato a setacciare la grana, la sabbia, il limo del grande fiume, ma poco è rimasto, ben poco mi è apparso luccicante e capzioso. Se escludiamo i grandi successi commerciali di gente come Ligabue-Zucchero-Nomadi-Spagna-etc, se escludiamo la scuderia de I Dischi del Mulo (CSI, Ustmamò,AFA…), gli ultimi episodi di rilievo nazionale sono stati i Giardini di Mirò e relativo entourage, l’exploit pop de Il Nucleo, i progetti fuoriusciti dai desaparecidos del Maffia, il socialismo tascabile degli Offlaga Disco Pax e poco altro. Dopodichè le luci si sono un po’ spente intorno e c’è stato un dilagare di cover, tribute band, locali e circoli che si sono adattati per sopravvivere al nuovo clima, forse qualche gestore si è pure approfittato per puro calcolo. Non si può negare che nel frattempo un indecente momento politico-sociale italiano ha del tutto tarpato le ali alla creatività, all’intraprendenza, alla crescita. Il musicista, l’operatore culturale, come il ricercatore, come chi lavora in teatro, come chi fa cinema… la deriva culturale che sta investendo il nostro(?) paese è sempre più profonda, lo strabordare di reality, format, vippismi d’arrembaggio, ipocrisie e oscurantismi vari, hanno puntato le luci sulla confezione del prodotto più che sulla bontà del prodotto stesso. Sono poi sorte nuove burocrazie, tecnicismi, cavilli, divieti e proibizioni che hanno reso impossibile e controproducente organizzare, proporre, osare o lanciarsi in avventure artistiche. Reggio non appare immune a questa infezione che ha indebolito le difese culturali, anche qui imperano i nuovi usi e costumi italici con annessi e connessi. La curiosità e il coraggio hanno ricevuto una bella mazzata dai Signori dei Media, da addetti al settore sempre più pavidi, dal populismo culturale. Da quanto tempo vediamo i PR delle discoteche coinvolti nelle decisioni sulle politiche culturali di partiti e amministrazioni? Quanto è misurabile lo strapotere delle Organization che sempre più occupano, colonizzano e trasformano i luoghi dove poco prima si tenevano concerti? Quali radio effettivamente alternative ai network? Da quanto assistiamo alla chiusura di locali tra il silenzio e l’inermità della città? Intanto vediamo gli ipermercati affollati per i vari tronisti, amici della de filippi, isolani famosi: SIGN OF THE TIMES. Segni malauguranti, tempi sfregiati, strabordare e dilagare che tutto copre e tutto appiana dal macro al micro, dal global al local. Forse proprio questo ambiente ormai ostile, sbraitante, delirante porta al rinchiudersi a riccio in nicchie rassicuranti, protette dalla rete, riserve indiane o blog ultraspecialistici, massonerie d’avanguardia, ma quanto di questa carboneria ragionante influisce sui meccanismi del quotidiano, quanto influenza le politiche culturali di una città, quanto fa scena e quanto è osceno? Epifenomeno o Ipofenomeno? Cosa appare? Trasferirsi definitivamente sulla rete? Trasferirsi all’estero? O prendere pesci in faccia da un pubblico lobotomizzato? Meglio una sconfitta con onore, annunciata e accettata, o meglio una resistenza disperata? Arrendersi al fascismo culturale e allo sbraitare dei cantori del nulla, al fascismo del silenzio ancora più mortificante? Concedere vittoria a canzoni melense e grandi bastardi o ritornare a combattere sui palchi con watt, parole e idee? Io sono per la sfida e la lotta a oltranza, per il mimetismo, per le strategie e la guerriglia, sono per il risveglio delle cellule dormienti…… nei quartieri di Reggio città, così come nella bassa, sulle rive del Po e sui crinali d’appennino.
Meglio il martirio in nome della libertà delle sette notte piuttosto che il marchio infamante della X (Factor).

Fabrizio Tavernelli

Fabrizio Tavernelli. Cantante, musicista, produttore, dj, equilibrista esistenziale. Agisce da diverso tempo nella scena nazionale della contaminazione musicale, adottando questa formula come pretesto in cui inglobare qualsiasi influenza, qualsiasi incrocio tra diverse discipline. Dopo aver animato la locale attività musicale reggiana fonda nel 1987 “En Manque D’Autre” surreale combo free-polka con il quale incide quattro album autoprodotti ( “I nuovi arricchiti”, “Cianciulli”, “Noi siamo i tecnovillani”, “Folk Acido”) distribuiti da varie etichette indipendenti. Nel frattempo inizia l’attività di dj in radio specializzate come Studiosei e Mondoradio. Nel 1993 l’incontro con Massimo Zamboni e Giovanni Ferretti (ex CCCP) da inizio alla collaborazione con “I Dischi del Mulo”, nascono gli Acid Folk Alleanza successivamente denominati AFA. Il ‘95 vede il passaggio al neonato Consorzio Produttori Indipendenti. Tra i vari progetti di Tavernelli troviamo anche i Groove Safari (2001), Roots Connection (2002) e il progetto elettronico “Ajello”. Nel 2010 nasce invece il nuovo progetto di world music elettronica “Babel”. Nell’inverno 2010 Tavernelli crea una nuova etichetta discografica “Lo Scafandro” ed esce con un nuovo album solista dal titolo “Oggetti del Desiderio”.
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