Fabrizio Tavernelli


“Avant o Indietro” su Or Not n.7 (Dicembre 2013 Edizioni Arsprima)

Posted in vari prolassi by Taver on the March 18th, 2014

Contributo scritto per monografia su artista Enrico Pantani. Or Not è una rivista di anomalie contemporanee.

 Or Not 7 – Enrico Pantani

AVANT O INDIETRO?

 

L’avanguardia entra trionfante in paese, le eccellenze locali che si scatenano, opere d’arte sperimentali si affacciano dagli stand della fiera mentre nell’aria effluvi di strutto, gnocco fritto, ciccioli, impestano l’aria e impregnano i vestiti firmati dei pronipoti dei coltivatori diretti. Gallerie d’arte poste come lardini nella mortadella, la marmellata della nonna sulla bancarella del mercatino dei prodotti locali e intorno la marmellata urbanistica che soffoca, che cinge d’assedio, che reclama come foia di prostituta il suo invenduto.

Opere d’arte e mestrui, come quella del tipo che citando Yves Klein, ha costretto la sua morosa a strisciare sulla tela i segni del ciclo, le tracce di vita, dicendo che lui ha superato il suo ispiratore passando dalle “antropometrie” alle “endometrie”. C’è il seguace inconsapevole dell’azionismo viennese che approfittando del trambusto si butta nel recinto mentre è in corso una dimostrazione degli antichi metodi di macellazione del suino. Mentre il maiale viene sgozzato e squartato lui si cosparge di sangue, rotola e incespica nelle budella ancora fumanti e lancia grida in perfetta sincronia con l’animale. Eves invece dice di avere con le persone un atteggiamento “informale” e dunque traendo ispirazione dai tagli di Burri, ha cambiato soggetto e fuggendo dall’angusto spazio della tela ha scelto come supporto il corpo di suo padre… ora sta spiegando i concetti che stanno dietro al suo percorso in un posto chiuso, dove dorme sempre e dove tutti lo guardano in modo strano. Lo spirito imprenditoriale e pragmatico del Signor Bertoldini ha preso spunto dalla merda d’artista in scatola (però nell’etichetta ci ha messo i colori di quell’altro artista, quello di origine polacca con la parrucca di platino), passando al brevetto del letame in scatola pronto all’uso e alla concimazione. L’immissione nel mercato del prodotto è stato un successo nelle frazioni e la richiesta si è fatta pressante da parte di un mezzadro di Budrio che come Bill Burroughs si è messo a sparare alle scatole per fertilizzare i campi. Continuando sul tema della leggendaria intraprendenza della provincia, l’agricoltore “filosofico” Bodrillardi ha trovato al mercatino del riuso un libro di due personaggi, tali Deleuze e Guattari, nomi che gli hanno portato alla mente le gesta di Coppi e Bartali. L’unica cosa che ha capito di quel libro è la parola “rizoma” allora cercando sul vocabolario ha capito che doveva riconsiderare in chiave moderna le coltivazioni dei campi, quindi basta barbabietole, frumento e mais, ma soltanto piante rizomatiche come zenzero, asparago e galanga tailandese. Le pratiche estreme e la “coltura” dell’apocalisse sono giunte nella profonda provincia con gli OGM, le biotecnologie, gli innesti mutanti : Gigi, in occasione della festa del patrono, si è fatto appendere come Stelarc con i ganci di ferro conficcati nella pelle nella cantina dove stagionano salami, cotechini e prosciutti. Sfumatura carnose, cangianti, dal rosa ad uno scuro violaceo che è insieme morte e nutrimento. Visioni che si affacciano da quella casa ormai ridotta a rudere, invasa da erbacce e crepe, come se Fussli avesse dipinto un incubo alla finestra e invece è quel vecchio pazzo con una corona di capelli bianchi, con il corpo nudo e avvizzito da gallina spennata, da coniglio scorticato, dal ventre flaccido e dilatato che sdraiato su un divano ammuffito si sta impalando un asino di pezza consunta con le orecchie all’ingiù. E mentre guardi ipnotizzato, all’improvviso una voce, è quel professore di italiano che è andato in esaurimento nervoso e ora gira come un forsennato per le strade con lo sguardo allucinato e iracondo, falciando chi incontra e imprecando “Ma cosa conta la cultura??!!! Chiavatevi, Chiavateviii!!!”. Espressione ed espressionismo : il volto di Lio risucchiato dagli eventi della vita, quasi una testa rinsecchita dagli ultimi cannibali, un trofeo di zigomi e orbite oculari, un nosferatu da cinema tedesco. Espressioni di sé e del manifestarsi di una natura ormai pervertita : lo chiamano l’arcimboldo perchè se ne va a spasso con due carotine nei buchi del naso, una mela in bocca e pare, ma dico pare, una zucchina in……

Ovolina ha amato lo sfumato leonardesco e la “psuleina” di fiume poi è passato all’illusionistico “sotto in su” di Antonio da Correggio ma mentre andava a Parma per visitare in modo compulsivo la cupola del duomo, si ferma un giorno al night club di Sant’Ilario e così tradisce il rinascimento e il barocco, con le procaci cubiste. Tanto, dice agli amici che gli chiedono del tradimento artistico, se guardi le cubiste è sempre un “sotto in su” e poi ora sono interessato alle avanguardie del 900, il cubismo e di conseguenza le cubiste. Bernardo è la gioia dei grandi e dei piccini, è “l’imperdibile che sollazza l’impensabile senza sosta coi suoi versi mattacchioni”, nelle piazze tutti si fermano mentre lui citando la melodia di yellow submarine ci canta sopra un dialettale “i ov fret in dal tigin” (le uova fritte nel tegamino). Qualche tempo fa l’associazione culturale di arte figurativa ha organizzato una corriera per andare a visitare la mostra “Borderline” a Ravenna che come sottotitolo citava artisti tra normalità e follia, una stanza intera era dedicata ai lavori degli internati del manicomio San Lazzaro di Reggio Emilia, beh, molti dei partecipanti alla gita culturale hanno scoperto di avere parenti leggendo i cartellini in cui si citano autori, data e periodo di permanenza nell’ospedale psichiatrico. Proprio in quel posto era ospitato, Wolmer, un tempo artista promettente che citava le teorie di Achille Bonito Oliva ma presto finito e perso sulla via emilia nei pressi del Marabù a Villa Cella a insegnare la transavanguardia ai transessuali. Un altro critico d’arte che ha fatto il dams ma che ora lavora al reparto ortofrutta della coop (si fa chiamare Philippe Taverio, come quello più famoso ma con una T di differenza nel cognome) ha fatto una lezione d’arte sulla riproducibilità dell’opera d’arte, passando per il disegno industriale e il testo di Dorfles sul kitsch, il soggetto centrale era la serie di bottiglie di Dalì vinte dal papà a briscola al bar negli anni ‘70 che in modo fenomenologico sono riapparse in un pornazzo vintage. Robottino raccoglie i porno per strada, quelli cartacei che si trovano sempre più raramente nei fossi, quasi fossero una specie in via di estinzione da proteggere e così con una ricerca minuziosa compone con strappi e slabbrature, opere alla Mimmo Rotella. Cronenberg direbbe lunga vita alla nuova carne, Robottino dice lunga vita alla mezza carne! Kenny Sharf, Cutrone, arte di frontiera, Rammellzee, panzerismo o trattorismo estremo? Il surrealismo e la scrittura, le pratiche automatiche… “cazzo, Paolo, hai capito male! Non la scrittura automobilistica, no, ho detto la scrittura automatica. Non dovevi scrivere Breton 100 volte mentre eri alla guida del Suv! “. Va beh, ormai non mi puoi più sentire…

Arte per distrarre le fissazioni paranoiche, per cementificare seme negli interstizi della pelle, strutto per pittura materica, la pianura quale paesaggio infuso di forza erotica, luogo di languido disordine. Terra che si fa carne sessuale, membrana, spugnoso tessuto erettile. Terre in cui si compiono rituali neo-pagani, dove si cercano potenti simboli di passaggio, per riavvicinarsi alla vita attraverso il dolore. Baci di fuoco che possano purificare, uomini marchiati per sentire l’intensità della scarificazione. Ora sulla pelle tra i tribali maori, il marchio del Parmigiano Reggiano che brucia come rilievo vulcanico. Rituali estremi e grandguignoleschi, il potlatch, l’amputazione di dita sotto l’affettatrice. Il tipico erbazzone con le foglie di maria e il digestivo con l’ayahuasca. Quanti saturnini e quanta bile nera accertata da gastroscopie sempre più frequenti nella popolazione. Iniuriam tenaces. Quanta malinconia, umore viscido e greve, serpenti che si riproducono nelle acque stagnanti come pensieri maligni che circolano lentamente negli umori torbidi. Saturnini ostinati, affaticati, pensosi, lamentosi, invidiosi, dolenti, di poche parole, ingordi, imbroglioni, superstiziosi, avidi. Portati alla reclusione e ai nemici segreti. Abitanti di una provincia diffusa, pervasiva, desolata, la nuova frontiera del nulla attraversata da assi di scorrimento ad alta velocità, affogata da rotonde e ipermercati, una fine del mondo da attraversare, tra slums della mente, tra le metastasi delle zone industriali ingozzate di campagne abbandonate. Mappe in cui addentrarsi cautamente, con terrore, a proprio rischio. Gite fuori porta e fuori controllo. La decadenza ammantata di nostalgia del bel tempo che fu, degli usi e costumi di una volta, di feste di paese in cui si celebrano i vecchi mestieri ma che si rivelano cartoline rovinate, dagherrotipi dopati.

Alcune cellula impazzite hanno cominciato a costruire tessuti epiteliali per sostituire la pelle ustionata dagli incendi dei grandi eventi markettari d’immagine politico-elettorale. E’ come la marcia dei Troll nella sonnolenta scena arty-party locale. E’ una panoramica sfocata di quello che succede nelle fognature, che scava nelle fondamenta dei progetti faraonici di ponti osceni e vele veleggianti nei mari di letame fertilizzanti. La colonna sonora è fatta di mazurke andate a male, di valzer dissonanti, polke in decomposizione avanzata.

Era dai tempi di Metal Machine Music, degli Stooges, dei Suicide, degli Einsturzende, dei Butthole Surfers che non si sentiva un tale sfoggio di merda rumorosa, di fuffa avanguardista, di sebo urticante. Mentre tutto si disintegra e le tradizioni, il folklore si fanno finti come in una scenografia di cartapesta da film di genere Exotica”, sorge il bisogno del rifare da capo, dell’artigianato surrealista, del caos organizzato, dell’anarchia cialtrona. Nel mutamento antropologico dell’utente, spaesato e sbattuto nei tornado dell’advertising terminale, risorge fiero il “do it yourself”, il fare, nonostante tutto e con estrosa incoscienza. C’è il bisogno di un radicale intervento di altri “Geniali Dilettanti”, di salutare follia capace di incunearsi nel sistema (ironicamente minacciosa), stumpando i buchi, prosperando tra le macerie. Come un guazzabuglio cospirazionista, un Merzbau, una cattedrale della miseria erotica, una reliquia, un’opera che non si potrà mai concludere. L’azione è quella del rilevamento di scorie tossiche, del trashing aleatorio nelle discariche, rifiuti della società e object trouvé, l’arte è quella povera, l’art-brut, l’arte dei devianti, dubuffet e la anti accademia. Crash da ‘hard-disk, mentre qualcuno pasteggia ancora caviale scaduto e uova di lompo inacidite. C’è di nuovo un assoluto e disperato bisogno di ingenuità in odore di santità e devianza . Una sorta di piano-bar da autoanalisi, una seduta di psicanalisi in cui il paziente si innamora della psichiatra, canzoni come macchie di diarrea di un crooner con problemi di protesi dentaria che sfugge dal palato mentre parte l’acuto tenorile. Una raccolta di sempreverdi da cantare sulle rive di un mare totalmente eutrofizzato. Questi momenti di estasi creativa possono essere fulminei, dieci minuti neanche, giusto il tempo per l’autoerotismo o per un aperitivo glamour con bollicine che scoppiano dentro come mine antiuomo. Il miracolo, la moltiplicazioni dei pani e dei pesci, il cammino sulle acque, è tutta qui la scommessa con il destino. Qui si gioca tutto e si rilancia senza ritegno, buttando sul tavolo il capolavoro agognato, il tesoro luccicante sepolto nella grande discarica. Un feticcio unto, grasso, catalizzato, inquinante degno della città raffinate, denso come i fumi dell’Ilva. Qualche punkabbestia intossicato dal metanolo, codeina, valium e sciroppo per la tosse porta sul chiodo la scritta “Sid Vicious non faceva la differenziata”. Le proloco che espongono nelle canoniche scarti, quarti di bue, frattaglie, scolature e deiezioni assortite. L’assessore alla cultura costretto alle dimissioni perchè ha piantato un ready-made alla Duchamp (un cesso come titolato dai giornali locali) in mezzo alla piazza. Quadri che raffigurano campagne corrotte e risonanze industriali, da civiltà in decadenza, alla deriva, come la sazia emilia (un tempo paranoica) oggi definitivamente autistica. E mentre l’obesità psicogena della nostra terra vomita e si tramuta in mortale anoressia da default economico, nei cieli si avvistano le torme di locuste. Sono le piaghe da decubito di un sistema al tramonto, sono le urla e i linguaggi di uno schizofrenico, sono il ritorno al lato selvaggio, quando torneremo a sbranarci e colpirci a suon di ossa femorali per mangiare-bere-copulare, per ri-occupare i territori, per tornare nelle giungle spontanee.

 

Fabrizio Tavernelli

 

Intervista su Blog Blaluca di Luca Gricinella

Posted in Nuove, - Provincia Exotica by Taver on the August 21st, 2012

Blaluca

Musica, cinema e altre culture. Non sempre e solo dalla scrivania.

[Fabrizio Tavernelli: intervista]

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Provincia Exotica (DellaCella) è una raccolta di racconti brevi in più casi al confine con la poesia e in cui abbondano i giochi di parole. Una visione surreale e postmoderna dell’Emilia-Romagna firmata Fabrizio Tavernelli (1965), originario di Correggio e anche noto come Taver. Un musicista che ha attraversato gli ultimi due decenni senza precludersi la perlustrazione di suoni e ritmi agli antipodi tra di loro. A descrivere questa attitudine ci pensa Massimo Zamboni nella prefazione.
Per questa raccolta narrativa l’ex voce degli Afa prende il titolo da una canzone dell’esperienza musicale che negli anni ‘90 lo ha portato alla ribalta, l’Acid Folk Alleanza (prima accasata alla Sugar poi alla Dischi del Mulo). Si tratta della provincia exotica di “aliti all’aglio e sorrisi startarati”, con locali “mecca di tardone, adulteri, vitelloni di frazione, sposlotte”, “saloon ricostruiti” in cui “l’orchestra Casadei suona un valzer alla Morricone”. La patria dei tecnovillani, che parlano in dialetto con il computer e cantano “il rumore che invase la campagna” ma anche la zona in cui pakistano fa rima con reggiano. Insomma, l’era contemporanea secondo Fabrizio Tavernelli, il cui immaginario non risulterà nuovo agli ascoltatori di En Manque D’Autre e Afa. In mancanza di basi musicali a dare ritmo ai racconti ci pensano i ricorrenti elenchi di umani e luoghi al limite del verosimile. Ho scambiato qualche messaggio con Taver a proposito di questo suo esordio letterario.

Fai parte di una generazione di musicisti italiani che sin dagli esordi ha dato molta importanza alle parole. È una tendenza costante o negli anni in cui gli Afa sono venuti alla ribalta, questa qualità costituiva uno dei trait d’union della scena musicale “alternativa”, a prescindere da generi e intenzioni?
Scrivere, per quanto mi riguarda, è una costante che mi accompagna da sempre. È una pratica meticolosa che può manifestarsi come bisogno urgente, come scrittura automatica, come necessità di buttare giù parole su carta dopo un risveglio, dopo un’esperienza particolare, dopo una visione o una rivelazione. Come un flusso di coscienza ininterrotto. Insieme a questi aspetti però si è aggiunta nel tempo una disciplina dello scrivere, un andare a scovare nel profondo quello che è apparentemente silente. Quello che dici riguardo all’attenzione verso le parole e la scrittura della scena alternativa è vero. In particolare, se penso alla mia generazione, credo sia dovuto a un incontro tra quello che abbiamo assimilato – anche involontariamente – da piccoli: gli ideali e le emancipazioni degli anni ’60, le sperimentazioni dei ’70, i testi dei cantautori. E a questi abbiamo aggiunto, mescolando le avanguardie, i linguaggi del punk e del post-punk e tutto quello di nuovo che si presentava alla nostra curiosità.
A quando risalgono i racconti di Provincia Exotica e che relazione hanno con i testi delle tue canzoni?
Provincia Exotica è una raccolta di scritti sparsi nel tempo. Ho selezionato quelli che comunque avessero come sottotraccia la devianza e lo straniamento della provincia. Parole che avessero scenografie e ambientazioni surreali, di cartapesta, come quelle dei film che parlavano di sperdute isole abitate da selvaggi in armonia con una natura lussureggiante. Una natura e un modello, quello emiliano, che però ora rivelava fratture, crolli, scricchiolii, derive. Non ci sono differenze tra i miei testi e le altre cose che scrivo, parto dal locale per approdare a qualcosa di universale: è come se la quotidianità della provincia nascondesse il morboso, il grottesco, il noir, la fantascienza. Sia nei testi musicali sia in questi scritti, mischio diverse tecniche andando a saccheggiare da scrittori come Burroughs, Ballard, Dick, Vonnegut, prendendo terminologie dal porno, frullando filosofie, storia dell’arte, linguaggio di strada, suoni e orgasmi grafici. Volevo anche finirla con l’epica della Via Emilia e il West virando il tutto su toni e atmosfere lynchiane.
La provincia exotica che racconti è sempre e comunque quella emiliano-romagnola o potrebbe esistere anche ad altre latitudini?
Il tutto funziona un po’ come una stringa o un passaggio tra dimensioni parallele: da un lato c’è l’Emilia con il suo retaggio arcaico, la dipendenza dal letame, le porcilaie, l’agricoltura intensiva, l’ardore, il liscio, le lunaticità del grande fiume ma dall’altro c’è l’irruzione, l’invasione della tecnologia, del digitale, delle macchine, c’è il mercato globale, la grande distribuzione, la meccanotronica, il brand, i logo, la globalizzazione che hanno fatto dell’Emilia, così come di qualsiasi angolo sperduto del mondo, un tutto unico e indistinguibile. Forse l’unica peculiarità è che nella perdita, nello sradicamento, nella deriva, nell’agonia, i rantoli, i gesti estremi, le imprecazioni esprimono le ultime disperate urla in gergo dialettale.
Ci sono colleghi musicisti passati alla narrativa i cui romanzi e racconti ti sembrano validi?
Non ho letto molto ma ricordo con piacere uno scambio alla pari (un mio cd per un suo libro) con Emidio Clementi in occasione di una comune partecipazione a un programma Rai di metà anni ’90. Il libro era Gara di resistenza (Ed. Gamberetti, 1997 ndr): l’ho apprezzato e trovato in linea con i suoi testi letterari e il suo reading musicale. Mi piace chi segue una sua poetica pur passando dalla musica al racconto, con coerenza, qualità che ritrovo nei libri di Massimo Zamboni. Resto poi sempre in trepida attesa di un libro di Fausto Rossi.

Provincia Exotica su Prima Pagina

Posted in Nuove, - Provincia Exotica by Taver on the July 27th, 2012

Recensione “Provincia Exotica” su Corriere della Sera (edizione Bologna)

Posted in Nuove, - Provincia Exotica by Taver on the May 4th, 2012

Presentazione “Provincia Exotica” @ Telereggio

Posted in Nuove, Videodrone (la mia carne in TV), - Provincia Exotica by Taver on the May 4th, 2012

Provincia Exotica sul Giornale di Reggio

Posted in Nuove, - Provincia Exotica by Taver on the March 25th, 2012

Recensione Provincia Exotica su Modena Today

Posted in Nuove, - Provincia Exotica by Taver on the March 21st, 2012

Libri: il declino del “sogno emiliano” in “Provincia Exotica”

Libri: il declino del “sogno emiliano” in “

Provincia Exotica”

Un felice esordio per la casa editrice modenese Della Cella: con questa sua nuova fatica letteraria, l’autore reggiano Fabrizio Tavernelli mette a nudo la fine dell’utopia emiliana

di Felicia Buonomo 17/03/2012
Fabrizio Tavernelli

Fabrizio Tavernelli
Un flusso di coscienza inarrestabile, apparentemente entropico, ermetico, ma capace di palesare immediatamente il fine ultimo dell’approdo: quel declino della provincia (estesa) emiliana, diversa da come siamo abituati a pensarla, abitata ormai da spossanti rituali consuetudinari arrivati alla deriva. Così potrebbe essere definito Provincia Exotica, la nuova fatica artistica di Fabrizio Tavernelli, classe 1965 di Correggio (Reggio Emilia), cantante, produttore, musicista, dj e ora ben accetto scrittore.
RACCONTI - Insieme a Tavernelli, che storicamente lo si ricorda nel progetto musicale degli Afa (Acid Folk Alleanza), esordisce anche Della Cella, casa editrice diretta dal modenese Stefano Soranna, che ne ha curato la pubblicazione, affidando la grafica della suggestiva copertina a Robert Rebotti. Provincia Exotica non è un semplice libro (80 pagine, 9 euro), ma una raccolta di appassiona(n)ti aneddoti, incontri, storie, sulle strade della provincia, alla ricerca degli “Emiliani in terra” (è l’esplicativo titolo della prefazione di Massimo Zamboni).

DECLINO - Un libro, a suo modo, di denuncia, capace di evidenziare quelle imperfezioni che affiorano alla finestra del circostante, sbattendoti in faccia il declino di ideali e utopie di un modello, quello emiliano, che frana sotto il peso dei suoi stessi simboli. Il crollo di quella antica sapienza contadina, che forse non è mai esistita «perché ormai - si legge nel capitolo “L’insostenibile tenerezza del ricco”, forse il più colto dal punto di vista stilistico - anche le menti, gli istinti degli abitanti delle campagne erano un delirio di mostruosità, di false concezioni del mondo, una prepotente e arrogante foga di sfruttamento dei doni della natura”. Ma c’è un’altro punto cardine di questo lavoro editoriale, che si consuma nell’incontro tra gli italiani e gli stranieri che abitano le nostre terre. “Con la sharia reggo la tua economia” si legge nel capitolo “Pakistano reggiano”, come ad evidenziare come sia proprio il lavoro dei nuovi italiani a reggere produzioni tipicamente locali, come ad esempio il parmigiano reggiano; perché “dal Po alla via Emilia, mi sembra il Pakistan, l’India. Pakistan reggiano Pakistan”.

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Provincia Exotica su Gazzetta di Modena

Posted in Nuove, - Provincia Exotica by Taver on the March 16th, 2012

Intervista su Remark

Posted in Nuove, - Provincia Exotica by Taver on the February 13th, 2012

Provincia exotica

Il libro d’esordio di Fabrizio Tavernelli, musicista, produttore, per la prima volta scrittore; una raccolta di aneddoti, incontri, storie, sulle strade della provincia emiliana.

Fabrizio Tavernelli è l’incarnazione della creatività, un artista dalle mille risorse, che ama sperimentare, stupire, confrontarsi. Già frontman degli En Manque D’Autre e dei leggendari AFA (Acid Folk Alleanza), è cantante, produttore, musicista, dj e ora scrittore. In verità Tavernelli, per gli amici Taver, correggese classe ’65,  è da sempre una buona penna, che ha dato i natali, per altro, non solo ai testi dei suoi pezzi (non ultimo il disco ‘Oggetti del Desiderio’ prodotto dal suo Scafandro) ma anche al bellissimo e curatissimo libro ‘Correggio Mon Amour’. Musicalmente parlando, gli AFA, hanno sicuramente rappresentato la sua più importante vicenda artistica, che fece eco in tutta la nostra penisola. Passando da mamma RAI ai più grandi locali italiani. E non a caso, il titolo del suo primo libro ‘Provincia EXOTICA’ (DELLACELLA) riprenda il titolo di un brano degli AFA del 1996, contenuto in ‘Nomade Psichico’. Il libro vede una prefazione di Massimo Zamboni, mentre la copertina è affidata a Robert Rebotti. Tavernelli raccoglie così, per la prima volta in un libro, i suoi racconti: ‘un viaggio surreale e utopico –come lo definisce lui-in una provincia abitata da una fauna fremente e selvatica’. E’ finita l’era del connubbio tra la Via Emilia e il West “oggi la provincia reggiana è  animata da banali rituali e da una fauna alla deriva”

Come nasce l’idea di scrivere questo libro? Solo due anni fa finivi il lavoro con Correggio Mon Amour… Avevi altro materiale nel cassetto?

Diciamo che la pratica dello scrivere mi coinvolge da sempre, insieme allo scrivere canzoni ho sempre riportato su carta mie impressioni, visioni, esperienze o più spesso flussi automatici, reportage di situazioni particolari, resoconti ipnagogici, diari di viaggio alterati. Mi interessa trasfigurare il mio quotidiano, osservare da un’altra ottica scovando il surreale, il grottesco, l’inquieto che si agita nella apparente calma della bassa emiliana.

Di alcune realtà della nostra terra ne canti anche con il tuo gruppo, Babel. Mi riferisco ad esempio al capitolo ‘Pakistano Reggiano’, canzone appunto di questo tuo progetto

“Provincia Exotica” prende ispirazione da una estetica, una fascinazione, un genere nato negli anni ’50 che rappresentava in musica, cinema, design, mondi esotici, lussureggianti, paradisi perduti, il tutto però era finto, costruito con scenari di cartapesta, era una accozzaglia di visioni del buon selvaggio immerso in una altrettanto posticcia natura selvaggia. ecco questi sono gli scenari della nostra fremente provincia animata da banali rituali e da una fauna alla deriva. L’esotismo forzoso è dato dalla convivenza di specie autoctone ed allogene che si confrontano, si mescolano, spesso si scontrano. Mi piace lo spaesamento, il decontestualizzato, il dolce franare dei famosi “usi e costumi” locali. Trovare un pò di India o Pakistan nelle nostre terre è un effetto straniante, che mette positivamente in dubbio le nostre certezze arcaiche e poi non dimentichiamo che anche i nostri prodotti tipici e pregnanti, come il “parmigiano reggiano” e catena di produzione (allevamenti) sono garantiti dal lavoro dei nuovi cittadini reggiani. i casari con il turbante!

Sei il presidente dell’Anpi di Correggio. In Provincia Exotica parli di una fauna ‘fremente e selvatica’ Dove sono finite le persone che posseggono quegli ideali e quel nobile coraggio che i partigiani avevano? Si stanno davvero estinguendo?

Non vorrei sembrare un figlio ingrato. Mi ritengo fortunato nell’essere cresciuto in questa terra, in questa regione. Anche dal punto di vista artistico ho sicuramente avuto diversi stimoli e possibilità. Ma il compito degli artisti è anche quello di segnalare i pericoli e le derive, di raccontare gli scricchiolii, le crepe e le voragini che si aprono nel territorio e nella società. In questo momento mi sento di dire che il modello emiliano dopo aver vissuto per tanto tempo sugli allori, è in una fase decadente, quasi di abbandono di ideali e utopie. Probabilmente l’efficientismo e il pragmatismo sono diventati l’unico credo a discapito della cultura, della politica. Gli affari della mafia qui da noi sono un segnale esplicito, ma aggiungerei anche la disattesa laicità, il presunto riformismo che spesso spaccia come modernità l’accantonamento di diritti e conquiste portate avanti dalle generazioni che ci hanno preceduto. Allo stesso modo tutta l’epica, la poeticità, la peculiarità emiliana si ritrova seppellita dall’andazzo generale. É la fine dell’epopea “dalla via emilia al west” e dopo anni mi viene da dire che i CCCP (oserei dire anche i miei primi progetti musicali En Manque D’Autre e AFA) avevano già intravisto questo franare del modello emiliano con tutti i suoi simboli.

Riferendomi al capitolo ‘Il Ponte di Calatrava’ me lo sono chiesta anche io, cosa rimarrà di noi tra 100 anni? Ma forse una bella opera architettonica non ci renderà un pò di giustizia?

Il famoso Ponte di Calatrava è un urlo di onnipotenza e magniloquenza, eretto sul nulla, sul deserto esistenziale. E’ una parabola che frana sui cammini dei nuovi penitenti, sui macilenti calvari dei lebbrosi dell’economia. E’ l’oscena volta nel cielo sotto cui si muovono i TIR carichi di obsoleti manufatti dell’occidente in recessione. Aldilà delle parabole e metafore, parlare del ponte di calatrava è un pretesto per descrivere un modo di fare ed erigere che si basa sempre più su creare eventi, sul marketing d’immagine, sulle grandi opere, su operazioni di strategia politica, mentre contemporaneamente si abbandona, si delega, si taglia sulla cultura e sulle opere di ingegneria di sopravivvenza.

E la musica, il suo valore, la sua bellezza… dove andrà a finire in questa Provincia Exotica? Troverà nuove contaminazioni o verrà inghiottita su queste strade che tu definisci ‘perdute lynchiane’?

La trasmissione di cultura, di storie, di merci ha viaggiato attraverso due vie di scorrimento : il Po e la Via Emilia. Oggi il Po è invaso da Pirati Fluviali che saccheggiano le acque depredando i grossi pesci siluri per sfamare le lontane corti dell’est, mentre è da tempo finita l’epica e l’epopea nata tra la via emilia e il west. Dunque anche noi oggi siamo formattati, format-dipendenti, iper-connessi ma isolati nel nostro rassicurante bozzolo. La musica è rètro, ingozzata di cover e tributi, i locali chiudono, la curiosità è una caratteristica messa in seria discussione. Fossero le strade perdute di David Lynch ci porterebbero verso territori morbosi ma tutto sommato interessanti, invece le nostre sono ormai strade piene di rotonde e assi di scorrimento che portano alle zone industriali e alle fabbriche dismesse.

Intervista di Gloria Annovi

Fabrizio Tavernelli “Provincia Exotica” 2012 DellaCella Editore

Posted in Scrittura, Nuove, - Provincia Exotica by Taver on the January 3rd, 2012

Un libro che racconta la fine di un’epopea, che celebra la defunta epica tra la Via Emilia e il West per deviare sulle strade perdute lynchiane. Un reportage di antropologia corrotta, un manualetto di etologia sconclusionata che studia l’impattare di specie autoctone e allogene. Un trattatello sulle manifestazioni del Neo-Gotico Correggese, una autopsia sul corpo decomposto del modello emiliano. Un’ opera di fantacasearia catastrofica sulle crepe e le voragini del territorio. Un porno-gonzo sull’osceno inarcarsi del Ponte di Calatrava. Una cronaca della mutazione: dalla bonaria surrealtà padana alla morbosa patologia. Questo vademecum prende le mosse dalle visioni trasfigurate degli En Manque D’Autre e degli AFA, per inoltrarsi in un viaggio utopico in una provincia posticcia abitata da una fauna fremente e selvatica.

Prefazione di Massimo Zamboni

Copertina di Robert Rebotti

In vendita nelle librerie dislocate nella zona di contaminazione della Afta Epizotica

Librerie e negozi dove potete trovare il libro PROVINCIA EXOTICA di Fabrizio Tavernelli:
LIBRERIA LIGABUE
Via Conciapelli, 16
… CORREGGIO (Reggio emilia)

LIBRERIA Moby Dick
… Corso Cavour, 13
Correggio (Reggio Emilia)

LIBRERIA Nuova Tarantola)
Via dei Tintori, 22
Modena

Tosi dischi
Via Emilia S. Pietro, 45/d
Reggio Emilia

Libreria All’Arco
Via Emilia Santo Stefano 3/D
Via Farini 1/L
Reggio Emilia

MODO infoshop
Via Mascarella 24/b
Bologna

Spazio Meme
Via Giordano Bruno, 3
Carpi (Modena)

Libreria La Vecchia Talpa
Via Gramsci, 39
Fidenza (Parma)

potete ordinare su www.ibs.it

scrivere una mail direttamente a:
stefanosoranna@gmail.com

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